Il sorriso di Kate Middletone ha illumianto Piazza Prampolini

ph: Fede

Non voglio fare un articolo come altri, vorrei provare a fare una cronaca sentimentale “in cashmere” per raccontare quello che è accaduto oggi nella mia città.

Questa mattina alle 7.30 Piazza Prampolini era ancora semi deserta.
C’era quel silenzio particolare dei giorni destinati a diventare memorabili, anche se nessuno lo dice ad alta voce.

Con il mio orzo caldo tra le mani ho scrutato la piazza per capire dove posizionarmi per riuscire a vivere tutto da vicino.

Una parte della piazza era già transennata, i controlli con metal detector annunciati da giorni, e nell’aria si respirava qualcosa di insolito.

Il meteo, ironicamente, era perfetto: un cielo tipicamente londinese, grigio chiaro, con quella promessa di pioggia che non si decide mai a mantenersi davvero.

Davanti al Palazzo del Comune, dove la Principessa Kate si sarebbe recata per una visita privata alla Sala del Tricolore — il luogo in cui nacque la nostra bandiera — c’era già un grande fermento.

Qualcuno srotolava il tappeto rosso.
Qualcun altro spolverava dettagli invisibili ai più.
Divise e uniformi sfilavano su e giù per la piazza.

Ed è stato proprio lì che ho realizzato davvero quello che stava per accadere: la futura regina d’Inghilterra stava per arrivare nella mia città.

ph: Fede

Nel frattempo la piazza iniziava lentamente a popolarsi. Alcune persone avevano scelto outfit con un evidente tocco british, altre avevano trasformato l’occasione in un piccolo evento mondano personale. Tutto però aveva una spontaneità quasi cinematografica.

A un certo punto siamo stati fatti uscire dalla piazza per raggiungere gli accessi prestabiliti. Controlli, attese, file ordinate. Poi finalmente il rientro.

Sono riuscita a prendere posto in prima fila sotto al Duomo, praticamente nel punto in cui — secondo le voci che correvano tra la folla — si sarebbe fermata l’auto di Catherine. Erano circa le undici.

Da lì è iniziato un crescendo lentissimo e bellissimo.

Sono arrivati i furgoni delle fioriste, pieni di peonie e rose bianche scaricate con una delicatezza quasi surreale. Destinazione: Sala del Tricolore.

Poco sopra il celebre negozio di cappelli Duri, alcune finestre si sono aperte lentamente e hanno iniziato ad affacciarsi persone vestite come per assistere a un garden party reale: fascinators impeccabili, cappelli elegantissimi, completi chiarissimi. Sembravano usciti da un quadro inglese trasportato improvvisamente nel centro storico di Reggio Emilia.

Nel frattempo, tra la folla, comparivano anche cartonati della Regina Elisabetta e di Kate Middleton. La piazza si riempiva sempre di più. Le voci si sovrapponevano. L’atmosfera diventava frizzante, eterogenea, quasi irreale.

Dietro di me un gruppo di ragazzi, informatissimi sulla Royal Family, commentava ogni dettaglio dell’arrivo imminente con precisione assoluta. Di fianco a me c’era una signora arrivata da Roma. Tante altre persone venivano da lontano.

Per qualche ora, tutti hanno parlato con tutti.

Polizia e Carabinieri cercavano di mantenere ordine e fluidità. E in mezzo a tutta quella tensione istituzionale, un cane lupo dei Carabinieri sembrava avere un’unica priorità: giocare con la pallina che il suo conduttore continuava a lanciargli. Una scena tenerissima che, in qualche modo, rilassava tutti.

Verso le 12.30 hanno iniziato a fare entrare la stampa internazionale, che ha preso posto proprio davanti a noi. Poco dopo è arrivato anche un gruppo di bambini della scuola materna, emozionatissimi.

Facevano mille domande alle maestre:
“Ma è una vera principessa?”
“Ci parlerà?”
“E se non riesco a vederla?”

Una delle insegnanti, sorridendo, ha risposto:
“Kate è alta, bellissima e molto dolce, la riconoscerete subito ”

Poco dopo si sono avvicinati alcuni giornalisti della BBC, chiedendo a me e ad altre persone la nostra storia e il nostro sentiment per la giornata. Intanto i social media manager della Royal Family iniziavano già a fotografare e riprendere tutto, e la cosa più surreale era vedere apparire quei contenuti in tempo reale sui profili ufficiali della famiglia reale.

Tutti avevano un atteggiamento incredibilmente gentile. Organizzazione impeccabile, ma anche molta calma e cordialità.

Poi qualcosa è cambiato improvvisamente.

Sono sfrecciate alcune auto blu in ricognizione.
Sono passati i motociclisti della polizia.
E una donna inglese della sicurezza, elegantissima, algida e perfetta nel suo ruolo, ha avvisato tutti con tono fermo:

“Two minutes exactly. Be prepared.”

ph: Fede

La piazza si è fermata.

E poi è arrivata lei.

Una berlina blu blindata si è fermata a pochi metri da me e Kate Middleton è scesa dall’auto con una naturalezza quasi irreale. Una leggera brezza le muoveva i capelli mentre attraversava la piazza sorridendo.

Era esattamente come la si immagina. Forse anche più bella.

Indossava un tailleur azzurro polvere impeccabile, con un sotto giacca bianco incrociato in uno scollo a “V”. Una borsa in tinta, punti luce discretissimi e décolleté altissime color caramello.

Ma più dell’eleganza colpiva la presenza, ha un sorriso magnetico.

Kate si è chinata verso i bambini, ha ricevuto fiori, abbracciato una ragazza disabile, concesso selfie e sorriso a chiunque riuscisse a incontrare il suo sguardo.

Courtesy of: profilo Instagram ufficiale @princeandprincessofwales

Sembrava leggerissima.
Come se galleggiasse sui tacchi attraversando Piazza Prampolini verso l’ingresso del Palazzo del Comune.

Prima di entrare si è voltata ancora una volta verso la folla.

E per un attimo tutta la piazza si è illuminata.

Dopo circa un’ora è uscita nuovamente, fermandosi ancora con le persone. Molti gridavano il suo nome. Era evidente quanto fosse amata.

ph: Fede

Poi, a pochi metri da me, si è voltata un’ultima volta ed è risalita in auto, diretta verso gli altri impegni del suo viaggio italiano: il primo viaggio internazionale dopo la malattia.

Poco alla volta Piazza Prampolini è tornata a essere sé stessa.

Ma oggi, per qualche ora, Reggio Emilia è sembrata incredibilmente vicina a Londra e il sorriso di Kate ha illuminato tutti noi.