#intervistaGLAMOUR9 | Klaudia

Ci sono storie che profumano di particolari interessanti, ci sono donne che hanno un grande talento e lo usano, ogni volta, per darsi una nuova possibilità. Ci sono forme d’arte che ci fanno accettare e gradire per ciò che siamo, ci sono donne come Klaudia che credono nell’unicità delle proprie idee.

Klaudia, raccontami la tua storia da artista. Quando hai iniziato a capire che l’arte, nello specifico la pittura, fa parte della tua vita?

Fin da piccola mi sono sempre interessata a tutto ciò che è arte. Scrivevo racconti, poesie e sono sempre stata affascinata dalla musica e dal ballo. Poi tre anni fa, presa da curiosità, creatività ed entusiasmo mi sono avvicinata alla pittura, in particolar modo all’astrattismo. Sentivo la necessità di trasferire i miei sentimenti sulla tela, di rappresentarli a modo mio. Per portare avanti questa forma d’arte ho aperto i vecchi libri di storia dell’arte e cerco di documentarmi costantemente. Sono totalmente presa dai colori che amo in ogni loro sfaccettatura.

I tuoi quadri raccontano storie, stati d’animo o sono frutto della fantasia?

I miei quadri sono stati d’animo. I miei. Ogni mio dipinto è diverso dall’altro. In parte sono influenzata dai sentimenti del momento in cui dipingo, in parte sono stimolata dalla voglia di sperimentare nuove tecniche. Talvolta i miei dipinti raccontano una storia in modo surreale, ma di sicuro la scelta dei colori è sintomatica del mio stato d’animo. Uso colori caldi quando sono positiva e colori freddi quando sono più pensierosa, oppure ho bisogno di trovare uno sfogo e ho voglia di enfatizzare l’idea di mistero.

In quali momenti dipingi? 

Dipingere per me è sia sfogo che passatempo. Ci sono dei periodi nei quali sono molto serena e magari non dipingo nemmeno. La tela è un momento che racchiude, nello stesso istante, morte e rinascita. Dipingere per me significa scacciare via ciò che è stagnante. Dipingere è darsi una nuova occasione di rinascita, come quella che si è data la mia famiglia trasferendosi in Italia dall’Albania. Io avevo solo otto anni, ma insieme siamo arrivati qui e insieme ci siamo dati una bellissima seconda possibilità. A volte nei miei dipinti c’è la casualità, come le onde del mare che mi hanno accompagnata. Altre volte seguono un progetto e una tecnica. In ogni caso mi ritrovo a liberare la mente, facendomi guidare dai sentimenti.

Raccontaci qualcosa delle tue opere, hai partecipato a qualche concorso o hai in progetto qualche mostra?

A cavallo del 2013/2014 sono arrivata finalista al concorso fotografico internazionale per giovani artisti chiamato “Centro Periferia”, organizzato da FEDERCULTURE. La mia opera, dal titolo “Half -Man”, raffigura il punto di confine tra due identità. Lo scatto della fotografia fissa il soggetto nell’istante prima che avvenga un cambiamento di visione e mette in risalto l’ambiguità insita nella fase di transizione. L’opera infatti vuole rappresentare un passaggio, un cambiamento, offrire un esempio della molteplicità dei punti di vista, delle prospettive che si possono considerare nelle varie situazioni. Invita lo spettatore a lasciare che la propria interiorità si confonda con le molteplici esteriorità. È un gioco di prospettive.

Mi piacerebbe molto fare una mostra in cui presentare le mie opere attuali. Vorrei, in questo modo, creare anche un’occasione di trovarsi con le persone e gli amici in un ambiente diverso. Gran parte dei miei quadri si trovano già nel salotto di amici o di chi me le ha commissionate. Per il futuro chissà se riuscirò a organizzare qualcosa per mostrare i miei dipinti, vedremo!

Cosa significa per te dipingere? Da cosa prendi ispirazione e chi è il tuo pittore preferito? 

Dell’arte mi piace ogni sua espressione, mi piace tutto ciò che è innovativo o che, come il vintage, riesce a rimanere vivo negli anni. Io mi ispiro alla geometria e alla architettura e a tutto ciò che mi gira attorno. Se sono a casa, mi sto bevendo un caffè e sto sfogliando una rivista, ecco quello è il momento in cui può venirmi l’ispirazione. Prendo un pezzo di carta e una matita e schizzo subito l’idea per tenerla bene a mente e riversarla poi sulla tela. Per me l’arte è una costante chance che do a me stessa, per migliorarmi. La pittura è nata per questo, in realtà: voglia di uscire dai dogmi standardizzati. Io traduco i miei pensieri in una miscela di colori. I dipinti non sono limitanti, ognuno ci può vedere quello che vuole in base allo stato d’animo, all’influenza del suo bagaglio culturale, alle sue idee. La pittura si rapporta alla vita come una meravigliosa forma di libertà.

C’è un oggetto che è un po’ un fil rouge delle mie opere: il cappello a tesa larga. Questo oggetto mi somiglia molto, perché crea quell’effetto misterioso di vedo-non vedo. Io dipingo mettendoci tutta me stessa ed è per questo che i miei quadri sanno tutto di me. 🙂

Amo moltissimo gli artisti del Novecento, la perfezione geometrica degli astratti di Kandinsky, così come amo anche il surrealismo di Dalì e Klimt o l’espressionismo di Rothko. Diciamo che prendo spunto dai miei artisti preferiti, senza copiarli o riprodurli fedelmente, per poter poi fare a modo mio. Mi sento particolarmente vicina alla loro forma d’arte.

Uso molto gli acrilici, perché rispondono meglio alle mie esigenze: i colori sono intensi e si asciugano velocemente. I miei quadri sono dei mix and match di mano libera, squadro, paletta e mani: lavorare con le mani per creare le sfumature è divertente, liberatorio. Io sperimento e se qualcosa mi piace provo e riprovo all’infinto per affinare la tecnica. Mi ritrovo così con tracce di colore sulle braccia, beh questa cosa mi strappa sempre un sorriso.

Come metti in relazione lavoro e passione? Chi prende il sopravvento nella tua vita?

Non sai quante volte avrei voluto lasciare il lavoro all’improvviso perché ero ispirata!!! Non potendolo fare, dipingo la sera e nel weekend ed il meteo mi influenza molto, soprattutto perché quando è soleggiato si vedono molto meglio i colori e tutto si asciuga più velocemente. Il tempo vola!

Ammetto che tante volte il mio lavoro mi regala delle occasioni di spunto e di ispirazione, faccio un lavoro che mi piace, sebbene frenetico, si è sempre in movimento.

Infatti, grazie anche alla collaborazione con un ex- collega, l’architetto Luca Peghini dello “Studio Tecnico Peghini”, è nata l’idea di usare i miei dipinti nei progetti che lui pensa e realizza per i propri clienti.

Cosa ti senti di dire a chi dipinge e magari non mostra le sue opere per paura?

Tutti dovrebbero provare ad esporsi senza temere il giudizio degli altri, volendosi nascondere è come voler celare le proprie sensazioni. Quello che fa la differenza sono le idee. Non ci si deve sempre paragonare agli altri. Ogni dipinto è unico e deve valere l’unicità delle proprie idee. Forse stiamo diventando un pochino tutti uguali, quando in realtà siamo unici. Unico è il nostro DNA, uniche sono le nostre impronte digitali e uniche sono le nostre idee e le espressioni di esse. Questo pensiero credo che possa valere in ogni ambito della vita.

C’è una tua opera che vuoi definire glamour per qualche dettaglio o particolare? Arte e glamour per te sono in relazione in qualche modo?

Un’idea semplice può creare tanto. Nel caso specifico di un quadro che mi hanno richiesto i due punti chiave erano una semplice tenda ed una donna, semi nascosta. È nato questo quadro.

“Acqua e sapone” per me è un dipinto glamour. E sì, tra arte e glamour ci può essere una relazione. Dopotutto, quello che ne determina la caratteristica principale è il fascino che ha sugli occhi di chi la osserva.

Klaudia dipinge per passione, ma realizza anche su richiesta. Se volete rimanere aggiornati sui suoi dipinti potete seguirla sul suo account Instagram: klart_works

Klaudia mi ha ricordato quanto le nostre passioni ci possano aiutare ed arricchire nei variegati momenti della vita.

Klaudia è bella, piena di coraggio e la sua passione è decisamente GLAMOUR!