Oggi, sabato 17 aprile, abbiamo assistito al funerale del Duca di Edimburgo Filippo, consorte della regina d’Inghilterra, morto lo scorso 9 aprile, all’età di 99 anni. Sposato con Elisabetta II (la sua Lilibeth) da 73 anni di cui ben 69 di regno.

La monarchia in generale, ma quella inglese in particolare, suscita in me grande fascino e interesse. Lo stesso fascino che aveva lo squattrinato Filippo, un principe consorte amato dagli inglesi – e non solo – come un re.

E’ sempre stato un passo indietro alla regina, ma non ha mai vissuto nell’ombra. Celebre per il suo humor tipicamente inglese (e per le numerosissime gaffes), è lui il ritratto del perfetto inglese, lui che inglese lo è “solo” diventato.

Diciotto sono gli anni che Filippo ha impiegato a studiare nei minimi dettagli i suoi funerali militari (del resto l’origine anche tedesca non mente…), ma non aveva tenuto in conto le restrizioni dovute dal Covid. Il numero degli invitati previsto è quindi passato da ottocento a trenta.

Splende il sole sul castello di Windsor, teatro di questo triste evento. Qualcuno, nonostante le raccomandazioni della monarchia e dello stato, non ha resistito a recarsi nei pressi del castello, nella speranza di intravedere qualcuno o qualcosa, per porgere omaggio al defunto Filippo.

All’uscita silenziosa della bara c’è una Land Rover, modificata su desiderio del Principe Filippo, sulla quale è stato posto il feretro per un breve tragitto seguito da un corteo formato dai figli, dai nipoti (Harry e William divisi da un cugino per evitare problematiche) e dai più stretti collaboratori del Principe, con i quali aveva intessuto relazioni durature basate sulla fiducia. Su una lussuosissima Bentley segue il corteo sua maestà la regina Elisabetta vestita di nero, con tanto di mascherina, accompagnata dalla sua dama di compagnia.

Tutti gli invitati sono vestiti a lutto con in mostra le onorificenze, ma nessuna divisa militare è stata indossata per non mettere a disagio Harry, per volontà di nonna Elisabetta (lui vi ha rinunciato – rinunciando al titolo – per seguire Megan e suoi ideali di libertà).

La storia narra che Filippo sia stato il primo reale a concedere un’intervista nel 1961, un principe di larghe vedute che ha portato la monarchia nel piccolo schermo, ma che non ha minimamente apprezzato ciò che hanno detto Harry e Megan da Oprah – dichiarando che non conviene mai parlare così tanto di sé in quel tipo di occasioni.

Quattro membri del coro, un minuto di silenzio, spari di cannone, la banda dei Granatieri e tanta compostezza, tutto è andato secondo i piani e secondo gli orari prestabiliti. Una regina molto ricurva e traballante, invitati divisi e soli a causa del Covid, ma non solo (forse).

All’uscita Harry e William si sono avvicinati e hanno scambiato qualche parola, chissà cosa si sono detti, chissà cosa riserva il futuro per la monarchia, chissà se sapranno farci sognare – e deliziarci ancora con succulenti gossip – per tenere acceso l’interesse verso questa storica istituzione. Una cosa è certa: se il mondo parla così tanto di loro è tutto merito di Filippo e della sua apertura mentale che li ha fatti avvicinare al popolo e a tutto il mondo.